Alto Commissario anticorruzione…
… per la precisione Alto Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e per le altre forme di illecito nella pubblica amministrazione.
L’ente di cui sopra nasce formalmente nel 2003 in seguito agli obblighi derivati dalla partecipazione dell’Italia ad organizzazioni internazionali quali l’Osce e l’Onu. Sul portale dell’Alto Commissario si legge che l’Osce in particolare, ha raccomandato l’istituzione dell’ ufficio e l’Onu si è fatta promotrice di fatto “di una Convenzione contro la corruzione – firmata a Merida, in Messico, nel dicembre 2003 anche dall’Italia – che prevede l’impegno per i paesi membri a sviluppare una strategia nazionale anticorruzione, anche attraverso l’istituzione di appositi organismi”.
La legge istitutiva approvata dall’allora Governo Berlusconi indicava come finalità dell’ufficio il “contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito all’interno della pubblica amministrazione”. Tale legge prevedeva inoltre una spesa annua massima di 582.000 € e la stesura di un successivo regolamento “volto a determinare la composizione e la funzione dell’Alto Commissario al fine di garantirne l’autonomia e l’efficacia operativa”.
Nonostante nel corso degli anni l’Ufficio si sia fatto promotore di numerose indagini e studi di non trascurabile rilievo, non sempre ha avuto “vita facile”. Repubblica il 19 dicembre 2006, riporta la notizia secondo cui Gianfranco Tatozzi, allora a capo del Commissariato, consegna le sue dimissioni. Tatozzi, si legge nell’articolo, “accusa ilgoverno di non voler fare sul serio nella lotta alla corruzione [...] parla del decreto Bersani che entro il 4 gennaio impone a strutture come la sua un rinnovo tramite decreto del Presidente della Repbblica” indicando il suddetto limite come “impossibile da rispettare, e quindi non è altro che un modo silente e surrettizio per cancellare l’alto commissariato”. Tatozzi lascia l’ufficio nel pieno di un’azione molto importante realtiva alla vendita di immobili pubblici in particolare quelli ceduti da Inps e Impdai. L’indagine verrà conclusa nell’ ottobre dello stesso anno e il Commissariato manterrà le sue funzioni.
Fino al mese scorso. O meglio fino al 25 giugno 2008, quando con decreto legge n. 112 (art.68 comma 6) il Governo sopprime il suddetto Ufficio e si riserva di indicare successivamente l’amministrazione a cui vengono trasferite le sue funzioni.
A nulla sono servite le proteste dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, o il disappunto di Drago Kos, presidente del GRECO (Group of States against Corruption), che in una lettera indirizzata all’Alto Commissario Vincenzo Grimaldi, epsrime la sua preoccupazione e teme che “l’Italia stia per faredei passi indietro in una situazione nella quale non esiste una reale volontà politica di combattere la corruzzione”.
Il commissariato verrà comunque chiuso ad agosto.
La cosa sconcertante è che tutto ciò avverrà nell’indifferenza più totale. Tutt’oggi le fonti che parlano di quanto sta accadendo sono davvero scarse. A parte qualche riga scritta da Il Sole 24 ORE e da Information, l’unica testata che ne parla in maniera più approfondita è il Financial Times in un articolo del 18 luglio, che oltretutto sottolinea come (mia trad.) “solo la scorsa settimana al G8 in Giappone, Mr Berlusconi ha lodato il lavoro del suo Alto Commissario contro la corruzione, che nominò nel 2003. Ma non menziona che un decreto legge del 25 giugno dell’Ufficio del Primo ministro avrebbe soppresso la commissione ad agosto”.
Tutto il resto della stampa tace.





bene, si potrebbe istituzionalizzare la corruzione come una specie di “consulenza”. poveri noi.