Qualche spiegazione sulle riforme della scuola

2008 Ottobre 19
by Giulia

La gente in Italia paga le tasse. Fin qui tutto ok, se non fosse che la gente, visto che sborsa dei soldi, si sente in diritto di proprinare opinioni a destra e a manca su argomenti di vario tipo -nello specifico ruguardo all’istruzione- anche se non ha le competenze necessarie a mettere insieme un discorso più o meno sensato. Visto che tappare la bocca a questa gente è impossibile nonchè antidemocratico, vediamo sul serio di cosa parla il decreto Gelmini di cui tanto si discute.

Cominciamo con la legge n. 133/2008 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”.

Articolo 64: “Disposizioni in materia di organizzazione scolastica”.

Comma 1: Ai fini di una migliore qualificazione dei servizi scolastici e di una piena  valorizzazione del personale docente, a decorrere dall’anno scolastico 2009/2010, sono adottati interventi e misure volti ad incrementare, gradualmente, di un punto il rapporto alunni/docente, da realizzare  comunque entro l’anno 2011/2012

Il ministro ci sta dicendo che a partire dal 2009 (il prossimo anno scolastico, per intenderci), in classe ci saranno più bambini per ogni insegnante. Ma non, attenzione, per ridurre le spese dello Stato. Solo per valorizzare la professionalità docente. Più alunni (in teoria è un’unità, in pratica si arriva  fino a 4 o 5 cioè 30 bambini per classe) = più professionalità. E’ chiaro?

Comma 2: Si procede, altresì, alla revisione dei criteri e dei parametri previsti per la definizione delle dotazioni organiche del pesonale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA),i n modo da conseguire nel trienni 2009/2011 una riduzione complessiva del 17 per cento della consistenza numerica della dotazione organica determinata per l’anno scolastico 2007/2008

Questo è facile. Meno collaboratori scolastici e meno segretari

Comma 4

(punto f-bis) definizione di criteri, tempi e modalità per la determinanzione e l’articolazione dell’azione di ridimensionamento della rete scolastica prevedendo, nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, l’attivazione di servizi qualificati per la migliore fruizione dell’offerta formativa

(punto f-ter) Nel caso di chiusura o accorpamento degli istituti scolastici aventi sede nei piccoli comuni, lo Stato, le regioni e gli enti locali, possono prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti

Tutto ciò vuol dire che le scuole piccole, nello specifico quelle con meno di 500 alunni, verranno smembrate e accorpate ad altri istituti scolastici. Il che non è un problema per chi per esempio, vive in una città o in un paese collegato in maniera adeguata con il territorio circostante. Accompagnare il proprio bambino in una scuola a 10 km da casa non è poi un così grave disagio. Il problema si pone in paesi poco raggiungibi o nei comuni che si trovano in zone impervie. In tal caso, gli enti locali lo Stato o le Regioni possono (non devono) prevedere azioni finalizzate alla riduzone del disagio. Se non possono (e in genere non possono) gli utenti devono arrangiarsi come meglio credono.

Comma 4 ter: Le procedure per l’accesso alle Scuole di specializzazione per l’insegnamento secondarie attivate presso le univeristà sono sospese per l’anno accademico 2008/2009 e fino a completamento degli adempimenti di cui alle lettere a) ed e) del comma 4

Il comma prevede, in definitiva, che per l’anno accademico 2008/2009 vengano sospese le SISS. Per gli anni successivi non è dato sapere, poichè dobbiamo attendere che il ministero razionalizzi e accorpi le classi di concorso (comma 4 punto a) e revisioni i cirteri per la determinanzione del numero del personale ATA (comma 4 punto e). Tutto ciò, in teoria, è  coerente. Perchè specializzarti se tanto non ci sono posti e non puoi insegnare? In pratica però, se tu, studente, dopo la laurea hai deciso che la tua massima aspirazione è fare l’insegnante e che solo tale ciò possa esprimere appieno il tuo essere, non puoi accedere ai corsi che ti permettano di svolgere questa professione. Ma tranquillo… è solo una cosa temporanea. Cosa vuoi che siano un paio d’anni?

Comma 6: Dall’attuazione dei commi 1, 2, 3, 4 del presente articolo, devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l’anno 2011 e a 3.188 di euro a decorrere dall’anno 2012

Nessun riferimento pedagogico a sostegno dei tagli a quanto pare, o almeno, qui non c’è. Dev’essere per questo che qualcuno continua a chiamare tutto ciò riforma Tremonti e non Gelmini.

Ma passiamo al riferimento successivo, al decreto legge 1 settembre 2008, n.137. Per intenderci, è quello che parla dell’insegnante unico nella scuola Primaria. All’articolo 4 è infatti possibile leggere:

1: Nell’ambito degli obiettivi di contenimento di cui all’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazione, dalla legge 6 agosto 2008, n.133, nei regolamenti di cui al realtivo comma 4 è ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola.

Questo è facile, è il punto su cui si è più discusso. Il famossissimo maestro unico tanto agoniato dai malinconici della scuola della propria infanzia contro la crescente arroganza e maleducazione delle nuove generazioni. Peccato che forse sfugge una cosa piccolissima. Dall’introduzione del maestro unico discende una consegnuenza non irrilevante: non c’è più il tempo pieno, le 40 ore per intederci. L’insegnante unica insegnerà per 24 ore settimanali senza che siano previste ore di programmazione. Giustamente. mi sentirei di aggiungere. E’ unica. Con chi dovrebbe programmare? Con se stessa può programmare tranquillamente sul divano di casa sua, non c’è mica bisogno che si fermi a scuola! Il ministro molto argutamente, ha previsto di tener conto della domanda delle famiglie. Peccato che non specifichi in che modo. Cioè: le famiglie possono chiedere, a causa di esigenze lavorative, che i loro figli rimangano a scuola anche il pomeriggio, come tutt’oggi avviene, e il ministro ne tiene conto. ok. Ma per quante ore? Cosa fanno i bambini? Chi rimane con loro? Che conoscenze ha?  Che preparazione? E’ un baby-sitter? Un insegnante? Chi pagherà il personale? La scuola o le famiglie? Perchè tutte queste cose non sono specificate?

Riassumendo: meno insegnanti, meno personale ATA, più bambini nelle classi, minori ore di lezione.

Chi scrive non crede che la scuola pubblica sia il fiore all’occhiello dello Stato. Sa che ci sono molti limiti e molte cose che non vanno. Ma nota che il primo riferimento legislativo a riguardo risale al 25 giugno. Il ministro è entrato in carica i primi giorni di maggio. Quello che mi chiedo è se è possibile in un mese avere un quadro chiaro del sistema scolastico italiano ed operare di conseguenza. Mi chiedo se è un caso che nei riferimenti si trovano esclusivamente temini economici e non pedagogici. E capisco.

Capisco perchè in questi giorni si è sempre e solo parlato del maestro unico e mai dei disagi di tutte le altre parti chiamate in causa (un esempio QUI). Non una parola sul disagio delle famiglie. Ma soprattutto non una parola sul disagio dei bambini. Nulla. La colpa è dell’insegnante che non vuole perdere il posto. Solo dell’insegnate.

Ci sono ancora numerose annotazioni da fare e non solo per quanto la scuola primaria. Scuola media e università non sono state meno condannate da queste riforme. Chi scrive si impegna a parlarne al più presto.

4 Risposte leave one →
  1. 2008 Ottobre 20

    Grazie per il link. Solo una precisazione: il piano strategico del ministero parla comunque di 27 e 30 ore in aggiunta alle 24, che quindi non sono l’unica opzione. E se le 27 ore le puoi fare aggiungendo inglese e religione alle 24, non so come arrivano a trenta. E non è chiaro nemmeno cosa succede dei tagli se tutti chiedono le trenta ore.

    Del tempo pieno invece non si parla, ma al ministero garantiscono che ci sarà: sono proprio curioso di vedere come :-)

  2. 2008 Ottobre 20

    Vero, ma il piano strategico del ministero assolutamente non è contenuto in nessuno dei riferimenti legislativi. Resta come punto fermo il fatto che c’è assoluta incertezza a riguardo. Nonchè davvero pochissima, per non dire nulla, chiarezza

  3. 2008 Ottobre 21

    Guarda che ti sbagli: il piano è uno dei documenti ai quali si rimanda nel Decreto nel famoso comma 4

  4. 2008 Ottobre 21

    Hai ragione. Ho visto il piano solo oggi. Lo leggo in maniera più approfondita e in questi giorni lo commento :)

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