Archive for the ‘politici’ Category
Geografie
10 settembre 2008:“Una carta d’oro per gli insegnanti”. E’ quanto preannuncia il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini intervenendo con Giuliano Amato al liceo scientifico ‘Newton’ di Roma alla presentazione del libro di Giovanni Floris, ‘La fabbrica degli ignoranti: la disfatta della scuola italiana’ (Rizzoli), rispondendo positivamente a una proposta contenuta nell’opera del conduttore di ‘Ballaro”.
9 settembre 2008: “l ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini in lungo intervento conclusosi qualche minuto fa nel corso della settima conferenza di organizzazione della Uil-Scuola in corso a Fiuggi, ha focalizzato l’attenzione della platea su tre punti essenziali: la formazione permanente, il riadeguamento dell’edilizia scolastica e le risorse umane”.
8 settembre 2008: “Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha voluto essere presente al primo giorno di scuola di uno degli istituti della provincia di Milano, il comprensivo statale Schweitzer di Segrate“
27 agosto 2008: “Il ministro, che oggi parlerà al Meeting dell’amicizia dei popoli 2008, in programma fino al 30 agosto a Rimini, in un’intervista rilasciata al quotidiano Libero anticipa quali sono le soluzioni al problema economico e quindi strutturale del pianeta scuola: “Con un sistema premiale va aumentato il peso specifico di ogni ora di insegnamento” racconta.
11 agosto 2008: “Milano - Rosse e blu. Colorate, allegre, pratiche con quei tasconi laterali dove ci si possono infilare matite, gomme e temperini. Eccole le divise che ha scelto il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, per le scuole elementari. Altro che grembiule nero e fiocco rosa o giubbotto nero e fiocco blu. Indietro non si torna.”
23 maggio 2008: “Alle ore 12:00 il ministro Gelmini si recherà al «Giardino della memoria» a Capaci dove le scuole di Capaci e Isola delle Femmine organizzeranno la «Festa della legalità”».
23 agosto 2008: Cortina d’Ampezzo (Belluno) - “Nel Sud alcune scuole abbassano la qualità della scuola italiana.
GIA’, CHISSA’ COME MAI…
Nota: ho ritenuto opportuno riportare esclusivamente gli eventi a cui Maria Stella Gelmini ha partecipato in qualità di Ministro. Ho inoltre tralasciato le innumerevoli partecipazioni in città già appuntate sull’immagine. Credo che il senso del post sia comunque suffucientemente chiaro.
Indignati, ma per cosa?
Siamo tutti indignati. Il gesto di Bossi ha fatto vergognare tutta Italia. Fronte comune di tutta la classe politica contro le parole e i gestidel Ministro. La sinistra L’opposizione non è mai stata così compatta:
Felice Belisario: “stiamo pensando a tutti gli strumenti parlamentari e valutiamo tutte le opportunità, anche la mozione di sfiducia”
Walter Veltroni:“Non vorrei che si finisse con una censura a Mameli, piuttosto che con la valutazione delle gravi parole di un ministro della Repubblica”.
Non meno malleabile la posizione delle più alte cariche dello Stato:
Gianfranco Fini: l’inno «rappresenta per il popolo italiano un simbolo che va rispettato, «nessuno deve offendere il sentimento di unità nazionale» che rappresenta, «men che meno un ministro», e «non esiste un’Italia del nord, del centro e del sud, ma un’unità degli italiani che in quel simbolo si riconoscono».
Renato Schifani: “I simboli della patria e dell’unità dello stato sono sacri”.
Un po’ più teneri ma comunque critici gli esponenti della maggioranza.
Bene, mai si è vista un unità del genere nel nostro Parlamento. Ma poi ho pensato. Ho pensato a quello che è successo in questi ultimi mesi.
Ho pensato che qualche mese fa più della metà dei cittadini italiani ha votato un uomo che oltre ad essere una grande imprenditore, quindi potenzialmente interessato verso alcune riforme piuttosto che altre, ha non pochi procedimenti giudiziari a carico (ovviamente si sottolinea che il Presidente del Consiglio è tutt’oggi incensurato in quanto i procedimenti penali precedenti sono terminati con assoluzione, proscioglimento e archiviazione).
Ho pensato che nonostante tutti i suoi impegni Berlusconi ha fatto sparire in quattro e quattr’otto tutta la spazzatura di Napoli e non contento ha mandato una lettera ai sindaci nella quale chiede di mantenere Napoli pulita come lui l’ha lasciata. Dubito che i primi cittadini campani debbano sforzarsi più di tanto per mantenere l’impegno.
Ho pensato che Brunetta, il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’ Innovazione, ha delle idee che in teoria non sono niente male, anzi. Peccato che le metta in pratica in maniera del tutto sbagliata.
Ho pensato che nonostante tutte le polemiche il lodo Alfano è passato, e che in autunno ci fanno una riforma giudiziaria da far accapponare la pelle.
Ho pensato che si sta facendo carta straccia della Costituzione, ma che il Parlamento non si indigna per questo.
Poi penso a Mameli, che ogni tanto ci guarda e che oggi è lì con Novaro e gli sussurra che metterebbe volentieri il suo inno sotto i piedi, se come ricompensa potesse avere per l’Italia una classe dirigente degna di essere chiamata tale.
Muoio, se così deciderà il mio partito
Quello che io chiedo al partito è uno sforzo di riflessione/ in spirito di verità. Perchè la verità, cari amici, è più grande di qualsiasi tornaconto. Datemi da una parte milioni di voti e toglietemi dall’altra parte un atomo di verità ed io sarò comunque perdente
A.Moro, Scritto per il presidente della Commissione giustizia della Camera dei deputati Riccardo Misasi.
Se ne parla tanto oggi, di politica. Della maniera di fare politica, della maniera di fare antipolitica, della maniera di fare giornalismo, che abbiamo perso di vista il punto centrale. La verità. Lo abbiamo perso tutti: cittadini, politici, giornalisti, opinionisti, sciocchi blogger che come me pensano di sovvertire il mondo con un inulso foglio elettronico.
La verità, per favore. Qualcuno sa dirmi dove abbiamo lasciato la verità?
Aldo Moro. Tutti sanno chi è. Tutti sanno che quegli avvenimenti sono agli antipodi del concetto di verità. Qualcuno ha vissuto questa tragedia mentre si svolgeva, altri l’hanno vista solo come un ombra negli anni della loro infanzia, altri ancora la studieranno semplicemente sui libri di storia.
Se ne parla in continuazione, ogni tanto c’è qualcuno che tira fuori qualche indiscrezione, qualche nuova confessione, qualche nuovo dettaglio. Sciocchezze.
Perchè la vera eredità che doveva lasciarci io non l’ho sentita mai. Del richiamo che lui lancia contantemente e instancabilmente nei confronti di quella che dovrebbe essere l’umanità della politica, io non ho mai letto nulla.
L’umanità della politica, l’umanità dei politici. A quanti di voi sarà venuto un sorriso amaro leggendo.
Lascio un suo scritto, non è uno scritto politico, è lo scritto di uomo. Semplicemente un uomo:
Mio carissimo Luca, casa
Non so chi e quando ti leggerà questa lettera del tuo caro nonnetto. Potrai capire che tu sei stato e resti per lui la cosa più importante della <vita>. Vedrai quanto sono preziosi i tuoi riccili, i tuoi occhietti arguti pieni di memoria, la tua inesauribille energia. Saprai così che tutti ti abbiamo voluto un gran bene ed il nonno, forse, appena un po’ più degli altri. per quel poco che è durato sei stato tutta la sua vita.
Ed ora il nonno Aldo, che è costretto ad allontanarsi un poco, ti ridice tutto il suo infinito affetto ed afferma che vuole restarti vicino. Tu non mi vedrai, forse, ma io ti se/guirò nei tuoi saltelli con la palla, nella tua cor[sa] al cuscinone nel guizzare nell’acqua, nel tirare la corda al motore. Io sarò là e ti accarezzerò, come sempre ti ho accarezzato, dolcemente il visino e le mani. Ti sarò accanto la notte, per cogliere l’ora giusta della pipì, e farti poi dolcemente riaddormentare. E la mattina pronta la vestaglietta, magari con le scarpe pronte in mano in attesa della pizza o del pane fresco. Queste sono state le grandi gioie di nonno e, per quanto possibile lo resteranno. Cresci buono, forte, allegro [,] serio. Il nonno ti abbraccia forte forte, ti benedice con tutto il cuore, spera sia in mezzo a gente che ti vuol bene e che [faccia la sua parte]
Con tanto amore
il nonno
A. Moro, al nipote Luca
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Note:
- L’intervento non vuole cominciare una disquisizione politico storica sul caso Moro. Credo che sarebbe riduttivo e alquanto fuori luogo. Vuole solo essere un contributo su uno dei tanti lasciti che ci sonostati regalati da questo grande politico;
- la frase citata nel titolo del post è tratta dalla <<Lettera al Partito della Democrazia Cristiana>>;
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le citazioni sono tratte fedelmente dal libro “Aldo Moro. Lettere dalla prigionia” di Miguel Gotor. I segni grafici sono inseriti dall’autore per indicare il cambiamento di pagina (/), le parole scritte tra le righe o aggiunte posteriormente dall’autore (<> ) e le integrazioni di lettere o parole omesse per evidenti sviste dello scrivente o dei fotocopiatori o nel caso di congetture ritenute altamente probabili([ ]);
- mi scuso per il basso grado di argomentazione del post, ma la lettura di queste lettere mi ha lasciato addosso una serie di sentimenti che vanno dalla rabbia all’insignazione passando per il dispiacere, che qui mi è difficile esprimere.





