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Manifestare è un diritto?
Tra parentesi i pensieri
h. 14.30 – Fabio, 7 anni.
Nel cestino della frutta ci sono 4 grappoli d’uva (che noia, proprio a me doveva far leggere), ogni grappolo ha 8 acini. (e poi che problema scemo, non sono una bimba piccola). Quanti acini in tutto? (senza contare che oggi la maestra mi ha fatto arrabbiare. Una sgridata del genere solo per uno scivolone nel corridoio. Che sarà mai? Era anche ricreazione). Per risolvere il problema dobbiamo usare la moltiplicazione (4×1=4 4×2=8 4×3 ehm… quanto fa 4×3? Non me lo ricordo…) Maestra…ehm… un attimo sto pensando… (4×1=4, tutta colpa di mia madre, tutte le volte che torna da lavoro è stanca e non ha mai tempo per aiutarmi) 4×3=15 (oh no, ecco che comincia ad uralre di nuovo, uff…). si l’ho ripetute le tabelline, 10 volte (5, meno male che tra un po’ si va a casa. C’ho un gioco per la playstation che mi ha regalato papà… oggi lo batto) 4×1=4, 4X2=8, 4X3=12, 4X4=16 (oh, no… ma non possiamo giocarci, stasera c’è la fiaccolata per le maestre. Papà vuole andarci) 4×8=32. Nel cestino ci sono 32 acini. (ci sarà la maestra che farà il pagliaccio con il naso rosso come l’altra volta, la playstation può aspettare… e poi c’è anche il fratellone. Lui fa l’univerità, studia su dei libri grossissimi senza figure. Da grande voglio essere come lui)
h. 13.00 – Gianna, 40 anni
… contribuendo a dare qualità e significato a molti vuoti urbani non più da considerare come spazi di risulta (cavolo, salterò il pranzo anche oggi, e pensare che all’inizio avevo scelto un partime) il piano generale di riordino degli impianti, si fonda su due presupposti di base (poi questi palloni gofiati proprio oggi dovevano decidere di fare questa stramaleddettissima riunione, stronzi) indifferenza rispetto ai contesti in cui è andato a calarsi e per la moltitudine dei formati impiegati assumendo sempre più il ruolo di elemento di disturbo (stramaledettissima rata del mutuo, a quest’ora, altrimenti, starei a casa, ho 3 lavatrici da fare. E Carlo ha anche speso un fottio di soldi per quello stupido gioco. Di questi tempi è un suicidio… ) Individuare strade e posizioni puntiformi per l’installazione dei cartelli in cui i criteri commerciali si accompagnano a verifiche (…oggi le lavatrici saltano, c’è la fiaccolata, le maestre l’hanno detto alla riunione di sabato. E non ho nemmeno tempo per cucinare. Stasera pizza)
h. 16.35 – Sara, 27 anni
(Finalmente un po’ di silenzio. Ho ancora 5 minuti di relax, e poi l’incontro con l’educatrice. Cavolo che giornata. Queste tabelline proprio non riescono a memorizzarle. Ok, non sono semplici. Ma dio santo!!! Certe volte proprio mi fanno perdere la pazienza. Per non parlare degli scivoloni nel corridoio. Un giorno o l’altro andranno ad urtare contro una porta. Devo stampare la programmazione, preparare le schede di verifica. Mi conviene sbrigarmi. Tra due ore devo esser fuori, stasera c’è la fiaccolata. Comincio a non poterne più di queste manifestazioni. Tra assemblee e cortei sto lavorando esattamente il doppio. Che poi… servissero… Secondo me è tutto inutile. E poi diciamocelo… sono proprio stanca. Tutto sto casino per un lavoro con uno stipendio da fame. Tutto sommato l’anno prossimo potrei trovare qualcos’altro… non so neanche che percorso prenderà la fiaccolata. Massì non ci vado, tanto ci saranno altri. Una persona in più o in meno che vuoi che sia? E poi stasera c’è l’aperitivo con Simone, una birra fredda oggi me la sono proprio meritata…. inutile, è più forte di me… dove avrò messo il naso rosso? Piove. Merda)
Manifestare non è divertente.
MANIFESTARE E’ UN DOVERE.
Muoio, se così deciderà il mio partito
Quello che io chiedo al partito è uno sforzo di riflessione/ in spirito di verità. Perchè la verità, cari amici, è più grande di qualsiasi tornaconto. Datemi da una parte milioni di voti e toglietemi dall’altra parte un atomo di verità ed io sarò comunque perdente
A.Moro, Scritto per il presidente della Commissione giustizia della Camera dei deputati Riccardo Misasi.
Se ne parla tanto oggi, di politica. Della maniera di fare politica, della maniera di fare antipolitica, della maniera di fare giornalismo, che abbiamo perso di vista il punto centrale. La verità. Lo abbiamo perso tutti: cittadini, politici, giornalisti, opinionisti, sciocchi blogger che come me pensano di sovvertire il mondo con un inulso foglio elettronico.
La verità, per favore. Qualcuno sa dirmi dove abbiamo lasciato la verità?
Aldo Moro. Tutti sanno chi è. Tutti sanno che quegli avvenimenti sono agli antipodi del concetto di verità. Qualcuno ha vissuto questa tragedia mentre si svolgeva, altri l’hanno vista solo come un ombra negli anni della loro infanzia, altri ancora la studieranno semplicemente sui libri di storia.
Se ne parla in continuazione, ogni tanto c’è qualcuno che tira fuori qualche indiscrezione, qualche nuova confessione, qualche nuovo dettaglio. Sciocchezze.
Perchè la vera eredità che doveva lasciarci io non l’ho sentita mai. Del richiamo che lui lancia contantemente e instancabilmente nei confronti di quella che dovrebbe essere l’umanità della politica, io non ho mai letto nulla.
L’umanità della politica, l’umanità dei politici. A quanti di voi sarà venuto un sorriso amaro leggendo.
Lascio un suo scritto, non è uno scritto politico, è lo scritto di uomo. Semplicemente un uomo:
Mio carissimo Luca, casa
Non so chi e quando ti leggerà questa lettera del tuo caro nonnetto. Potrai capire che tu sei stato e resti per lui la cosa più importante della <vita>. Vedrai quanto sono preziosi i tuoi riccili, i tuoi occhietti arguti pieni di memoria, la tua inesauribille energia. Saprai così che tutti ti abbiamo voluto un gran bene ed il nonno, forse, appena un po’ più degli altri. per quel poco che è durato sei stato tutta la sua vita.
Ed ora il nonno Aldo, che è costretto ad allontanarsi un poco, ti ridice tutto il suo infinito affetto ed afferma che vuole restarti vicino. Tu non mi vedrai, forse, ma io ti se/guirò nei tuoi saltelli con la palla, nella tua cor[sa] al cuscinone nel guizzare nell’acqua, nel tirare la corda al motore. Io sarò là e ti accarezzerò, come sempre ti ho accarezzato, dolcemente il visino e le mani. Ti sarò accanto la notte, per cogliere l’ora giusta della pipì, e farti poi dolcemente riaddormentare. E la mattina pronta la vestaglietta, magari con le scarpe pronte in mano in attesa della pizza o del pane fresco. Queste sono state le grandi gioie di nonno e, per quanto possibile lo resteranno. Cresci buono, forte, allegro [,] serio. Il nonno ti abbraccia forte forte, ti benedice con tutto il cuore, spera sia in mezzo a gente che ti vuol bene e che [faccia la sua parte]
Con tanto amore
il nonno
A. Moro, al nipote Luca
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Note:
- L’intervento non vuole cominciare una disquisizione politico storica sul caso Moro. Credo che sarebbe riduttivo e alquanto fuori luogo. Vuole solo essere un contributo su uno dei tanti lasciti che ci sonostati regalati da questo grande politico;
- la frase citata nel titolo del post è tratta dalla <<Lettera al Partito della Democrazia Cristiana>>;
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le citazioni sono tratte fedelmente dal libro “Aldo Moro. Lettere dalla prigionia” di Miguel Gotor. I segni grafici sono inseriti dall’autore per indicare il cambiamento di pagina (/), le parole scritte tra le righe o aggiunte posteriormente dall’autore (<> ) e le integrazioni di lettere o parole omesse per evidenti sviste dello scrivente o dei fotocopiatori o nel caso di congetture ritenute altamente probabili([ ]);
- mi scuso per il basso grado di argomentazione del post, ma la lettura di queste lettere mi ha lasciato addosso una serie di sentimenti che vanno dalla rabbia all’insignazione passando per il dispiacere, che qui mi è difficile esprimere.




